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Essere gentili con il panico

  L’altro ieri mattina mi sono svegliata alle 5.30 e ho iniziato a seguire A. per la casa. Lui mi ha chiesto: “Perché mi segui?” e io ho detto che non lo sapevo. Ma non era del tutto vero. O, almeno, sospetto che ci fosse un motivo. Appena avevo aperto gli occhi e avevo visto la luce fuori dalle persiane, A. mi aveva detto: “Se vuoi andare a correre ti conviene andare adesso, è ora.” Solo che io avevo deciso di andare a correre soltanto i giorni pari, non quelli dispari, perché in quelli dispari devo dare ripetizioni e allora la mattina ho meno tempo. Solo che A. non se lo ricordava, anche perché non è un particolare molto interessante da ricordare, e ha fatto quel semplice ed innocuo commento sulla mia corsa. Quel semplice ed innocuo commento ha innescato una serie di reazioni a catena nella mia testa e il panico è partito più velocemente che poteva. “Forse aveva ragione, posso andare a correre”; “In effetti è davvero molto presto, è bene approfittare dell’orario e andare”; “Riuscir

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